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L'italiano è il
classico tipo cui lo sport piace vederlo alla TV; dinanzi ad
essa, seduti su una bella poltrona, ci siamo goduti tutti i
successi dei nostri atleti in manifestazioni sportive.
Nel 1968 abbiamo assistito alle Olimpiadi Messicane. Tutti ci
aspettavamo che ancora una volta i nostri atleti facessero man
bassa di medaglie, ma, fatta eccezione per qualche disciplina,
il nostro sport è uscito, anzi non è entrato, in pedana. Chissà
quanti di noi, durante lo svolgersi di quella Olimpiade abbiamo
spento la televisione per assistere a quella realtà. Ma potevamo
pretendere di più da atleti come Pamich, Menichelli, Berruti,
che in precedenza ci avevano dato grandi soddisfazioni?
Certamente no. Il C.O.N.I., dopo aver recitato il "mea culpa",
sta cercando di accendere un lume in quel profondo buio
istituendo i "Giochi della Gioventù". Questa manifestazione,
anche per dare fiducia agli organizzatori, è stata accolta con
grande entusiasmo da tutti i paesi e scuole.
Tutta l'Italia è stata mobilitata da questi giochi; molti
giovani si sono riversati ovunque c'era spazio per potere
effettuare una gara. Dove boschi le campestri, dove pianure le
gare veloci e i lanci.
Il nostro paese, Buccheri, non poteva essere da meno, e molti
nostri ragazzi si sono cimentati in una attività sportiva
rivelando ai nostri occhi qualità eccezionali. E queste qualità
sono principalmente emerse nelle provinciali di Siracusa, con la
vittoria nel salto in alto, e con ottimi piazzamenti in quasi
tutte le discipline rappresentate. Con questi giochi i nostri
ragazzi hanno voluto dimostrare che si possono ottenere buoni
risultati anche senza mezzi a disposizione (attrezzi, campi,
ecc.) e solamente colla buona volontà e perseveranza.
ANTONIO DANGELO
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