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In una gioiosa e tiepida giornata primaverile ritornavo dopo
lungo tempo al mio paesello natale. I lunghi e tediosi giorni
trascorsi nella caserma di Sabaudia mi avevano fatto scordare
gli armoniosi colli verdi, gli interminabili campi di oliveti,
il cielo così limpido e terso e così diverso da qualsiasi altro
luogo che non fosse Buccheri. La esile brezza già inondava le
mie nari, e respirando quell'aria fine mi dava l'impressione di
innalzarmi verso qualcosa di spirituale, quasi
paradisiaco.
Ogni tanto il paesaggio era abbellito da mandorli in fiore e
gemme in boccio, da bianche margherite in un verde prato e dal
cinguettio di uccelletti che svolazzavano da ogni dove. Il cielo
azzurrino era solcato dalle prime rondini che con i loro
volteggi e giravolte facevano pensare ad un carosello delle
Fiamme Tricolori,,.
Tutto questo misto alla gioia di riabbracciare i miei cari mi
rendeva ancora più felice e mi faceva pregustare con più gioia
quei pochi giorni di licenza.
Già da lontano potevo intravedere la sagoma inconfondibile del
"Concavo, mio caro, dolce paese", la "Madonnina", il "Castello",
il "Campanile di S. Antonio", luoghi a me cari ove ho trascorso
con gioia i pochi giorni della mia fanciullezza. D'un tratto
dopo una curva, sulla mia sinistra, "u ciffitto" una costruzione
in pietra lavica da cui sgorga uno zampillo di fresca acqua che
poi si riversa in un abbeveratoio. Fermai la macchina e bevvi a
piene mani di quelle fresche e dolci acque, un ristoro che non
si vorrebbe smettere di assaporare. Mi allontanai a fatica dal
vigoroso zampillo e ripresi il mio viaggio. Ero ormai preso da
quell'orgasmo, che soltanto la gioia di rivedere il paese natio,
di riabbracciare i miei cari e di rivedere gli amici di un
tempo, può dare. Già si potevano vedere più chiaramente le prime
case e premetti di più l'accelleratore per poter abbreviare la
distanza fra me e la felicità. Ad un tratto qualcosa urtò la mia
sensibilità, aveva rotto un pò di quell'incantesimo. In quel
momento mi sentii di paragonare quell'istante al risveglio
mattutino, quando dopo un felice riposo ed un ancor più dolce
sogno ci si sveglia e ci si trova costretti ad affrontare la
dura realtà quotidiana. La sconcertante visione di un deposito
di immondizie, a meno di un Km. dal paese, l'orribile contrasto
della bellezza del paesaggio, di quel verde, di quel cielo
chiaro e limpido, di quella tenue e sottile aria di montagna e
la bruttezza di quel cumulo su cui alcuni cani raspavano alla
ricerca di un osso, provocarono in me uno choc psicologico.
Subito mi sovvenne la lugubre visione foscoliana dei "Sepolcri,,
ed un verso risuonò nella mia mente; "Senti raspar fra le
macerie e i bronchi La derelitta cagna ramingando
Sulle fosse e famelica ululando,, .
Non potei evitare di fare alcune cosiderazioni intime: "Cosa può
pensare un forestiero che dopo essere stato attratto da quelle
bellezze agresti e da paesaggi sì belli dove il verde impera e
l' aria che si respira è un balsamo ai polmoni avvelenati dallo
smog della città, di colpo si pone ai suoi occhi, estasiati da
tanta pace, la la visione di quel cumulo di rifiuti, su cui cani
randagi raspano alla ricerca del cibo che ponga fine ai morsi
della fame. Quell'aspetto desolante non potrebbe essere un
aspetto segreto del paese e dei suoi abitanti?,,.
Questo potrebbe essere uno dei pensieri formulati dal forestiero
alla vista di tanto poco buon senso alle norme civiche e insieme
turistiche. Allora mi augurai che la cosa fosse soltanto
passeggera e che ben presto quel deposito venisse spostato in un
luogo più idoneo alla sua natura. Ma oggi a distanza di un anno
quello ammasso di rifiuti fa ancora bella mostra di se stesso..
Interessati al problema si è saputo che gli organi competenti, a
suo tempo, hanno avuto cura a che il problema fosse risolto, ma
sono andati incontro a delle difficoltà di natura privata. Ma
noi ci domandiamo: "Si sono veramente interessati con la dovuta
sagacia e solerzia al fine di risolvere una questione di cui i
Buccheresi hanno tutto da perdere e niente da guada-gnare?,,.
SALVATORE ASSENZA
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