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L'argomento che
mi propongo di trattare, in questo. mio; articolo, mi convince
in un certo qual modo che urterà la sensibilità di qualcuno e
che lo indurrà in qualche apprezzamento poco piacevole. Io spero
soltanto, che questo qualcuno, prima di arrivare a ciò mediti
coscenziosamente; e poi, se ne è il caso, dia aperta
manifestazione ai suoi sentimenti. Tutti, chi approfonditamente,
chi per sommi capi, sanno quel che accadde un decennio fa in
Italia e di conseguenza a Buccheri: una parte delle forze
attive, trovandosi in condizioni economiche e sociali
insofferenti ed insopportabili e per certi aspetti direi anche
inumani, tentò di risolvere questo problema andando via. Di qui
ebbe origine quella enorme piaga, quel biblico esodo chiamato:
"EMIGRAZIONE,.
Consideriamo per un momento in quale situazione psicologica e
umana si trovava questa enorme massa di gente: "esistenza non
priva di stenti, condizioni di vita non eccessivamente evoluta,
cognizioni culturali elementari ed alquanto esigue e, come se
non bastasse, una mentalità quasi feudale,,.
Questa caterva di persone, tutto ad un tratto, si trova a tu per
tu con un paese che non è il suo, un paese preciserei tutto
l'opposto del suo. Questo popolo più evoluto del nostro,
economicamente molto più forte, civilmente più organizzato,
costituiva, in sintesi, uno Stato che si prestava, in forma
sostanziale, ad un soddisfacimento quasi integrale alle
aspirazioni e alle speranze di questi emigrati.
Trascorsi gli anni, migliorata discretamente la situazione
economica, questi uomini si sono impregnati di tutto ciò che
giornalmente stava attorno a loro a tal punto da non
considerare, nello stesso tempo, che ciò costituiva per loro un
involucro alquanto sottile e fragile, involucro che si sarebbe
dissolto, quando
sarebbero ritornati.
Questa gente, con un viso sbiancato, vestita quasi alla moda,
detentori quasi tutti di una macchina, con discorsi in un
italiano alquanto discutibile e falsamente convinti di aver
acquisito un'altra personalità e alter-ego, fa il suo saltuario
ritorno in patria. Chi invece, per i più disperati motivi, è
rimasto al suo paese e cioè: familiari, parenti e più che altro
amici ha atteso per tutto questo tempo, il loro ritorno con
somma speranza, con tanto piacere e con infinito amore. Tolti
quei casi sporadici di legami di parentela e di profonda
amicizia, per un lieve stato d'incomprensione, tutte queste
speranze, tutti questi sogni si sono solo concretizzati in
illusioni interamente perdute.
Vogliamo dirne il perchè?
A mio giudizio, questi uomini, con una mentalità ancorata al
passato, imbevuti delle condizioni di vita di un paese altamente
più evoluto sotto l'aspetto economico, culturale e civile, non
hanno riflettuto, per un momento, che non esiste civiltà e
sviluppo, dove non si abbia un alto concetto della persona umana
e dove non si abbia somma stima per l'eguaglianza degli uomini.
Le cause che hanno portato queste persone a non considerare
nella forma dovuta quanto detto precedentemente sono:
a) tra le difficoltà che questa gente ha dovuto affrontare ne
emerge una che costituisce il punto di partenza per mitigare la
risoluzione delle altre: la lingua cioè il mezzo che permette
all'uomo di comunicare con il suo simile. Non avendo
completamente a disposizione tale mezzo, l'emigrato è stato
costretto, per appagare il suo naturale bisogno di
comunicabilità, ad accostarsi ad altri emigrati possibilmente
paesani, che hanno in comune con lui: lingua, religione, usi,
costumi, ricordi. Agendo così non ha contribuito molto ad
allargare il suo orizzonte. Detto ciò ne consegue che quando
questi emigrati fanno il loro ritorno al suolo natio, per quell'abitudine
acquistata all'estero, si sentono in contrasto con gli abitanti
del luogo e non fanno altro che ricercare gli stessi amici e le
stesse conoscenze che state loro di accomodante soddisfacimento
nel suolo straniero.
sono
b) quanti hanno avuto la fortuna di apprendere la lingua, hanno
avuto maggiori possibilità di accostarsi all: società del popolo
che li ospita. Così hanno fatto proprie, ma solo in parte,
concezioni di vita e abitudini di questo popolo. Poichè queste
sono alquanto differenti dalle nostre, determinano. per il
periodo momentaneo della loro permanenza all'estero, una forma
di inadequatezza nell'ambiente che li ha vtsti nascere,
crescere, sognare e andare via.
Ora se l'emigrante quando torna si sente, apparentemente,
estraneo alla sua gente e al suo ambiente, può trovarsi
completamente a suo agio in un paese a lui estraneo ? Certamente
no, anche se a volte ha avuto l'illusione di essere cambiato. In
effetti se analizza bene i suoi sentimenti si accorge che il suo
più vero (io) non è quello che era, nè quello che appare dal
lato esteriore, ma quello che è custodito da coloro che lo hanno
atteso e lo attendono con tanto desiderio e tanto amore.
Solo noi possiamo darvi quella felicità, quella serenità, quella
pace che manca a voi che siete lontani dal suolo natio. Questa
terra è stata durante la vostra fanciullezza culla di vita, che
ha elargito quanto di più bello e di buono aveva. Se per un
amaro destino non si è trovata in condizioni di soddisfare
integralmente quanto vi aspettavate da essa, non odiatela, non
allontanatela, non dimenticatela! Essa ed i suoi abitanti
custodiscono sempre il vostro più dolce e più caro ricordo..
FRANCESCO SANTINI
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