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Permesso,
scusi, permesso? Grazie Gabriella cercava di farsi strada fra le
persone che, numerose, affollavano il treno diretto a Perugia in
quella fredda giornata di dicembre, Dappertutto c'erano pacchi e
valige che ingombravano il corridoio già abbastanza stretto e
riusciva proprio una fatica passare non trascinandosi dietro
sciarpe od ombrelli. Qualcuno tossiva rumorosamente, altri
fumando rendevano l'aria irrespirabile. Gabriella provò un senso
di nausea che le produsse un vuoto allo stomaco; -s: fece forza,
tentò di entrare in uno degli scompartimenti. Ne vidi alcuni
pieni di gente allegra, passò avanti, si sedette in uno
semivuoto accanto ad una signora con un bambino di circa sei
anni. Il finestrino era chiuso; fuori, nella nebbia, le persone
si muovevano con entusiasmo. Il loro correre, il loro affannarsi
somigliava tanto ad una scena da film muto, dato che non si
sentivano le voci, Una inconfondibile atmosfera natalizia
traspariva dai visi di tutti, li rendeva più dolci, più
luminosi. Gabriella incosciamente cercava di non accorgersi di
questo, perchè per lei quell'anno il Natale non aveva
significato. Volse lo sguardo; altre persone entrarono nello
scompartimento, si sedettero in silenzio. Il treno cominciò a
muoversi; prima molto lentamente, quasi favorendo gli ultimi
addii; poi, sempre più velocemente, si allontanò dalla stazione
spinto forse dai desideri di quelli che partivano felici verso
una mela tanto pensata. Gabriella non apparteneva nè agli uni nè
agli altri. Negli ultimi mesi era vissuta come in un sogno; le
ore si erano susseguite monotone e senza vita, recandole
soltanto indifferenza, Anche adesso, nel lasciare Roma per le
vacanze natalizie, non provava niente di emozionante, Ripensò
all'estate; allora la felicità le sprizzava da tutti i pori, la
sua gioia dei vent'anni si trasmetteva agli altri, si
sprigionava dal sole, dal mare, da Sergio accanto a lei. Poi una
fittissima nebbia aveva occupato la sua mente.
La brusca voce del controllore la fece sussultare: il bambino
seduto accanto a lei rise divertito. Gabriella, imbarazzata e
sorpresa, gli accarezzò i capelli. Diede uno sguardo intorno.
Due signore parlavano di dolci; Gabriella immaginò una montagna
di panna e di farina ed avvertì ancora di più il vuoto allo
stomaco. Un signore, seduto di fronte, leggeva un giornale e con
l'espressione del vivo accompagnava la lettura, decisamente poco
piacevole in quel tratto. Altri due uomini più in là discutevano
di politica, di guerra, con lo stesso tono con cui si parla del
tempo o di cose che non hanno importanza. Gabriella guardò
fuori; nel cielo adesso vi erano sprazzi d'azzurro limpidissimo
e trasparente che offrivano allo sguardo una serenità infinita.
Tornò a sentirsi la voce dei due uomini Ma io penso che
concederanno una tregua perchè... fischio del treno coprì le
altre parole; si attraversò una gal. leria. Nel buio il rumore
assordante delle ruote produsse la sensazione di un attacco
aereo. Finalmente il cielo riMamma, ho fame gridò il bambino che
spaventato smise di giocare con delle figurine. Luca, ti prego,
non gridare intervenne la madre scusandosi con lo sguardo tieni,
mangia i biscotti. Mortificato, il bambino prese la scatola e
cominciò ad aprirla svogliatamente. Ad un tratto gli cadde dalle
mani qualcosa che luccicò per terra. Oh! il mio portafortuna
esclamò; lo prese subito e lo mise in tasca premurosamente. Poi
rivolto a Gabriellasai, me lo ha regalato papà e porgendole la
scatola dei biscotti le domandò ne vuoi ? Grazie si, sei molto
gentile. Il bambino con un sorriso racchiuso negli occhi rispose:
per forza devo esserlo, si sta avvicinando Natale ! ! poi
continuando, signorina non è bello aspettare la nascita di Gesù
? Si, è molto bello, porterà a tutti la felicità. Gabriella si
stupi ascoltando le sue ultime parole; le suonarono strane,
eppure le aveva dette con convinzione. Io continuò il bambino la
felicità l'avrò sempre col mio porta fortuna! e mise la mano in
tasca per assicurarsi che ci fosse ancora. Il signore che
leggeva il giornale si era appisolato dopo aver rialzato il
bavero della giacca e incrociando le dita sotto il mento. Luca
sgranocchiò alcuni biscotti poi, poggiando il capo sul braccio
di Gabriella si addormentò, La ragazza sentì il calore di quel
corpicino ed il cuore le si colmò di tenerezza. Il cielo, al
tramonto, aveva assunto un colore roseo-violetto di una tonalità
così nuvola plumbea i raggi del sole creavano effetti metallic.
delicata che solo il cielo d'Umbria può offrire. Dietro una
formando delle lamine di luce, Gabriella si sentì
improvvisamente felice; ebbe la sensazione che quei raggi
avessero ad un tratto diradato la sua nebbia. A Terni scesero le
due signore, il treno ricominciò il suo cammino. Luca dormiva
profondamente, il suo sonno tranquillo era interrotto, a tratti,
da lunghi sospiri. Gabriella stava scoprendo per la prima volta
dopo tanti mesi la gioia delle cose semplici, chissà, forse per
merito del portafortuna.
Alle luci del crepuscolo apparve Foligno, poi, in alto, Assisi.
Ad occhi chiusi Gabriella rivide quel luogo a lei tanto caro;
rivide quaggiù S, Maria degli Angeli poi, diritta, 1 strada che
porta al paese di S. Francesco, un paese che sembra sospeso nel
cielo. Ricordò con nostalgia il santuario di S. Damiano, la
Cittadella, i panorami irreali osservati da lassù con Sergio. Le
lacrime le salirono improvvise. Desiderò ardentemente possedere
un portafortuna per veder realizzati tutti i suoi sogni, il
primo, il più bello era solo un nome. Fu scossa dall'arresto del
treno presso una stazione. Luca si era svegliato e attonito si
guardava intorno. Luca, disse Gabriella disse Gabriella hai
dormito tanto, come ti senti? Bene rispose il bambino, solo
che... e si passò la manina sul collo indolenzito. Su, sveglia,
giovanotto fra poco scenderò a Perugia, non vuoi salutarmi ? Oh,
si, anzi, perchè non vieni a Firenze con me? Non posso Luca a
casa mi aspettano; è Natale l'hai dimenticato? Il treno sbuffando
si fermò. Ciao Luca buona fortuna! Ciao signorina, la vuoi un
poco tu? E mise un attimo fra le mani di Gabriella il
portafortuna. Commossa la ragazza lo abbracciò, salutò tutti,
scese. Un freddo intenso le penetrò le ossa, la fece
rabbrividire. Mentre si allontanava sentì la voce di Luca che
gridava dal finestrino: Signorina, signorina, tieni! E' il mio
regalo di Natale per te !! Gabriella senti un tintinnio, vide
qualcosa che rotolava sulle mattonelle lucide di pioggia, che si
confondeva con le luci dei lampioni; si chinò, raccolse da terra
una monetina schiacciata. Tese la mano per salutare. Non potè.
Le lacrime le impedirono di guardare lontano: vedeva appena
accanto a sè l'immagine sfocata di un viso
caro.
MARIA CIURCINA
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