L'INGEGNERE NICOLINI

Miei cari amici buccheresi, quest'uomo d'altri tempi, del quale vi propongo l'immagine storica, era mio padre. Niente male credo.All'epoca , in pieni anni trenta, avra' avuto 35 anni, e prima di sposarsi con mia madre, non era per nulla indifferente al " popolo delle donne". Egli non era buccherese di nascita,(nativo di Santa Croce Camerina), ma lo divenne d' adozione, dopo il matrimonio. A Buccheri lo ricorderanno in tanti, della mia generazione e poco oltre, anche perche' egli presto' servizio per oltre 30 anni al comune, svolgendo contestualmente l'attivita' di geometra e tesoriere dello stesso ente. Noto a tutti come Ing.Nicolini.In effetti mio padre non era laureato in ingegneria, ma all' epoca, era come se lo fosse ( anni venti)in quanto il suo diploma , conseguito nel prestigioso e storico, istituto " Archimede " di Modica ( lo scorso anno ricorreva il 150 mo anniversario)gli aveva consentito la prospettiva di un avvenire professionale roseo.Si era infatti insediato a Ragusa in uno studio tecnico importante,come collaboratore dell' unico ingegnere laureato del circondario. Poi pero' il destino gli fece deviare il percorso, assegnandogli l'esperienza buccherese. Qui egli conobbe mia madre, e qui nacque quello che , certamente appartiene al numero ( scusate la mia presunzione, sei figli erano tanti all' epoca) ristretto delle grandi " Love story" di sempre.Io ancora conservo gelosamente alcuni attestati, scritti di questo profondo legame, (poesie e frasi tenere , che si scambiavano sin dall'epoca del fidanzamento, in modo quasi clandestino, data la severita' dei miei nonni materni, adeguata ai tempi, e finalizzata alla tutela assoluta del pudore della figlia femmina). Mio padre era , come si suol dire ,un uomo tutto d' un pezzo, saldi principi morali, coerenza e spiccato senso della socialita'. Talvolta era , come tutti,preda dell' istinto, ma la dolcezza di mia madre lo ammansiva, e lo riportava serenamente alla calma pacata. Ebbe tante esperienze di vita, tra cui la prigionia in campo di concentramento inglese, perche' segretario del "Fascio" di Buccheri. Tenete conto tuttavia che mio padre era un fascista molto mite direi " annacquato".Non era certo gerarca spietato , marcia su Roma ecc. Egli era devoto al "Duce", fu presente ad una sua sfilata a Roma, e in lui vedeva il simbolo dei suoi ideali morali e di giustizia sociale. Mio padre era infatti un falso burbero , se vedeva un uccellino stramazzare al suolo, s' inteneriva, se leggeva di un bambino violentato, piangeva.Fece l' ufficiale volontario, ma non era un guerrafondaio. Detto questo ( ci sarebbero tantissime altre cose da aggiungere sul suo conto, ma vi annoierei sicuramente, se non e' gia' avvenuto) vi racconto ora due episodi simpatici, molto sintomatici nel cogliere un' altra qualita' spiccata di. mio padre, ossia la mordacia e lo spiccato senso umoristico innato, che, insieme alla saggezza morale, lo resero molto accattivante anche agli occhi della comunita'.
Un caldo pomeriggio d' estate , ( io ero bambino di dieci anni), mio padre, come sempre, prima del rientro in ufficio, si adagiava a letto, per la classica distensiva pennichella. Mio fratello Gigi (pace alla sua anima), all' epoca, fresco di maturita' classica, aveva avuto in regalo la fisarmonica, il suo sogno di sempre. Come sempre, appassionato di composizione musicale, comincio' spensieratamente a suonare. Naturalmente le note stridenti dello strumento ,svegliarono maldestramente mio padre, che, a quel punto invito' mio fratello a smettere. Gigi , ubbidiente come sempre, smise e poggio' la fisarmonica sul mobile. Poi , istintivamente, forse per riprendere la memoria di un motivo gia' pensato, comincio' a fischiettare molto son oramente. Questo ulteriore accenno musicale turbo' ancora una volta, in modo esasperato il sonno di mio padre, distogliendo lo definitivamente da un riposo meritato. A quel punto mio padre, vistosi sconfitto inesorabilmente da mio fratello, gli disse testualmente: Gigi, finiscila di friscari, miegghiu ca soni a fisarmonica!!!.
Una volta un signore, molto legato a mio padre, ando', come facevano tanti altri ( Si confidavano in molti con lui, in quanto era disponibile con tutti per sua natura, sapendo dispensare giusti consigli) in ufficio. Gli racconto' una cosa molto delicata e personale.
Lo fece in effetti partecipe di un suo dubbio angosciante.Egli pensava infatti che un suo amico fosse poco leale con lui, in quanto si recava spesso a casa sua, dove spesso s'intratteneva a conversare con sua moglie, ed ignorare del tutto la sua presenza.Mio padre gia' mentalmente aveva colto il problema e il naturale tentativo dell' amico di circuirne la moglie. Alla fine del racconto, il signore chiese a mio padre con tenerezza: "Ncigneri chi ni pinsati ? Mio padre, di rimando, lungi dal prendersi una imbarazzante responsabilita', gli rispose saggiamente" E vvui, ditemi, chi ni pinsati?.. Lascio a voi l' interpretazione....
(Fausto Nicolini)

indietro

 

© Buccheri Antica