SOMMARIO

La risposta

Se il mondo fosse piatto. se i monti non stessero più in alto delle pianure, se le nuvole non stessero più in alto del mare, se gli uccelli non vivessero più in alto dei vermi, se tutto nel creato non stesse sotto o sopra qualcos'altro, se l'uomo non fosse servo e padrone, se tutti fossimo uguali certamente l'invidia e, di conseguenza, la critica non esisterebbero.
Purtroppo le cose stanno come stanno e queste brutture ci saranno sempre; ma, poichè è facile rendersi conto che, esse non sono presenti in egual quantità in tutte le parti del mondo, ci si convince che, se questa malerba non si può estirpare del tutto, si può almeno tentare di restringerla e contenerla entro certi limiti. Per far questo non occorre certamente la vanga ed il fuoco, sarebbero assolutamente inefficaci, l'unico modo è combatterla ad armi pari. Poichè l'invidia e la critica (mi riferisco a quella bassa o come si suol dire da cortile) agiscono per mezzo della parola e degli scritti, ci si conviene che, se si vuole ottenere qualcosa, bisogna combatterle col loro stesso mezzo. Come ben sappiamo, il parlar male degli altri è discendente in linea diretta dell'invidia e della debolezza le quali sono presenti in tutti gli esseri umani anche se in quantità differenti. A questo oscuro male, che tende ad attaccare il fegato, l'uomo oppone qualcosa, a molti sconosciuta, che si chiama dignità. In questa ardua battaglia la dignità trova aiuto nell'educazione, nella volontà, nell'intelligenza, etc.
L'invidia e la debolezza trovano aiuto nell'ignoranza, nella povertà morale nell'incapacità e soprattutto nella viltà o, come si suol dire, pochezze di fegato. È, questa, una lotta senza esclusione di colpi con non rari capovolgimenti di fronti determinati in genere dalle circostanze e dall'ambiente. Or si sa che verso il Nord, e specie dalle parti dell'Inghilterra, Svezia e paesi limitrofi (considerando solo l'Europa), prevale in rilevante percentuale la dignità, mentre verso il Sud questa percentuale diminuisce ed automaticamente aumenta la fazione opposta. Restringendo ancora il campo, inevitabilmente si arriva a considerare la questione sotto l'aspetto riguardante questo nostro benedetto ambiente. Dalle nostre parti, e ciò è risaputo, a parte i pochi contadini rimasti e qualche caso sporadico di professionisti, la gente vive di pensione oppure occupando qualche pubblico ufficio con l'orario arcifamoso delle 8-14, quindi ha un'enorme quantità di tempo a disposizione da impiegare in un modo o nell'altro.
Poichè le possibilità di trovare uno svago quì sono del tutto inesistenti, la gente può passare il tempo solo in tre modi: a casa, passeggiando, al bar. In tutti e tre i casi inevitabilmente si passa il tempo parlando o sparlando; e siccome gli avvenimenti da noi sono rari non resta che la seconda soluzione. Quindi, tirando le somme, l'occupazione maggiore di non poca gente dalle nostre parti è. senza pericolo di errare, quella di sparlare o parlar male che dir si voglia. Col passare del tempo, ci si è talmente abituati a questo stato di cose che tutto ciò che non faccia critica si è portati a considerarlo scialbo e vuoto; ed ogni iniziativa che esuli da questo campo (lo sparlare) viene automaticamente sabotata e criticata (manco a dirlo). Questo fatto è stato ampiamente dimostrato in occasione dell'uscita del giornale che ha preceduto il nostro; parlo del BUCCHERI '70, il quale è stato stato sottoposto a critiche tali e di tal genere che, se non avesse avuto l'intestazione di un colore tendente al rosso, certamente tale colore lo avrebbe assunto.
Alcuni dicevano che il giornale trattava troppe poche cose, altri pretendevano meno articoli e più dettagliati, altri ancora dicevano che gli articoli si prolungavano troppo e sarebbe stato meglio farli più succinti; chi diceva che si era scopiazzato un pò da una parte un pò dall'altra, ma le critiche maggiori le ha avute per il fatto che non mordeva e non prendeva nessuno per i fondelli. Per non parlare poi delle persone che hanno tacciato il giornale di qualunquismo e di inconcruenza sol perchè lo stesso non si era preso la briga di scrivere di quelle persone, che tale lo hanno definito, che vuote erano loro che non avevano fatto mai niente per dimostrare il contrario.
Che qualunquisti erano loro, capaci solo di starnazzare per le strade o nei bar; incapaci di far altro che sparlare per il gusto stesso che ne provano; gente misera e invidiosa, che solo questo può permettersi con la testa quadra che possiede. Gente che vuol essere presa in giro e che pretendè le sia detto in faccia quanto sia ipocrita. Sol così sarà soddisfatta. L'invidia ed il non farsi gli gli affari propri aumenta la bile e non porta alcuna utilità; quindi è assolutamente sconsigliata dai ben pensanti. Chi sparla può fare. ridere, ma non si rende mai simpatico, può solo crearsi delle inimicizie, può sentirsi dire che manca di educazione e sopratutto di dignità, può essere tacciato di codardia e viltà.
Insomma, a conti fatti, è conveniente e sopratutto salutare farsi gli affari propri, perchè ad agire diversamente non si guadagna nulla e si rischia troppo.
GIOVANNI CENTORBI


 

 

 

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