SOMMARIO

E' questione d'educazione civica

<< Si monumentum queris, circumspice » (se vuoi vedere il tuo monumento basta guardarti attorno). Con ciò avrete senz'altro capito che si intende parlare del Progresso e della Civiltà nel significato più pieno ed integro. Spesso, per spirito di nazionalismo, e per quello più banale e sciocco di campanilismo, si è soliti dare tale preminenza o tale vessillo d'onore ad uno Stato e, in seno a questo, ad un paese. Per non cadere in eccessiva prolissità ed ancor più addentrarci nell'argomento che particolarmente ci interessa, escludiamo di trattare e discutere le cause che hanno portato uno Stato ad occupare tale vertice della piramide e consideriamo quelle di un paese. Per una questione di obbiettività e per un giudizio più. analitico, debbo dire, anche se ciò non costituisce una eccezione, che il buccherese si è adeguato in modo particolare a tale influsso evolutivo, ma, per il fatto inconfutabile di vivere in un paesino, non ha potuto assimilare. nella forma dovuta, i benefici di tale influsso.
Arrivati a questo punto, mi viene spontanea una domanda: << Esistono dei fatti o delle usanze per cui si debba ritenere Buccheri non progredito ?» Mio malgrado debbo rispondere di si. Chissà quante volte, specialmente in questi ultimi mesi, ci è toccato di assistere o partecipare ad un funerale. Tutti sappiamo cos'è un funerale e come ci si deve comportare in casi del genere. Un tempo, quando non si aveva neanche l'idea di cimitero, cadaveri, posti dentro una rudimentale bara o avvolti in un lenzuolo, venivano depositati dentro a delle buche comuni. Man mano che l'uomo sapiens incominciò a civilizzarsi e ad avere più rispetto per i suoi simili, costruì i cimiteri, dando così una degna sepoltura al corpo dell'estinto. Tempo addietro, nel nostro paese, per il decesso di una persona che lasciava pochi affetti, la salma restava parecchi giorni in un luogo sacro e alla fine veniva portato all'eterna dimora << sopra un carro rudimentale ». Questi sono fatti che al solo menzionarli, si avverte una sensazione raccapricciante. Il Comune comprendendo le difficoltà del caso ma principalmente per soddisfare una necessità di alto valore civico, si è fornito di un mezzo idoneo, elegante e dignitoso, indispensabile a lenire una simile difficoltà. Mettere in rilievo quanto molti siano stati coloro che, per una spudorata presunzione di orgoglio, non abbiamo richiesto l'auxilium per il trasloco di un loro congiunto di tale mezzo esteticamente apprezzabile ed onorevole, sarebbe sconfortante. Dire che un paese sia altamente progredito e civilmente aggiornato, quando nello stesso, e in casi succitati, si permette o addirittura si pretende che una salma venga portata a spalla come era d'uso tra i popoli più selvaggi e barbari anche da anzianotti che si piegano in due dallo sforzo che sostengono per reggere un simile pondo, è una nota alquanto abietta e meschina. Alcuni ben pensanti potrebbero muovere qualche obbiezione a questa cruda realtà; obbiezione che potrebbe formularsi con queste parole: « Tutto ciò che codesto giornale asserisce in proposito, rispecchia una verità solo in parte, perchè se un uomo ha condotto la vita nel modo più umile, onesto, cordiale, civile, affettuoso, etico e morale; sarebbe un atto di ingiustificabile offesa per gli amici, impedire a questi ultimi, il grande onore di portare sulle spalle il feretro del loro caro estinto ». Il permettere che una bara gravi spietatamente, sulle clavicole di alcuni esseri viventi, non dimostra altro che un alto indice di truce barbarie e deplorevole schiavismo, e quanta poca cognizione si abbia per l'uguaglianza dei valori umani; il vedere il feretro proseguire davanti al corteo in modo barcollante ed incerto con dietro la macchina mortuaria vuota è cosa alquanto ridicola e sciocca. A mio giudizio ritengo che una salma sia che venga portata a spalla sia venga trasportata dentro la macchina mortuaria, nulla toglie al sommo e profondo ricordo che ciascuno ha per colui che è entrato a far parte dell'altro mondo. Se vogliamo ritenerci degni del secolo a cui apparteniamo, dobbiamo cercare di evitare di solennizzare queste antiquate ed incivili consuetudini, che lasciano in bocca un sapore di amaro servilismo.
SANTINI FRANCESCO

 

 

 

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